Nella lunga storia di Tecnomoto c'e' stato posto anche per le competizioni sportive. Una favola tanto intensa quanto breve che si potrebbe
raccontare cosi':
"C'erano una volta Enzo Bevilacqua e il suo socio Silvano Baroncelli che, armati di tanta passione, portavano avanti l'officina Tecnomoto
di Milano.
C'era altresi' un sogno: quello di partecipare a gare motociclistiche. Unire l'utile al dilettevole non e' facile, si sa, ma con qualche rinuncia
non e' impossibile. Lo testimonia chi, come i protagonisti di questa storia, ha saputo sacrificarsi portando avanti il sogno di vedere la
propria moto impegnata in una gara vera e propria. Chi come loro, di giorno lavorava nell'officina che gli dava da vivere e di notte si dedicava
alla preparazione di una "creatura" a due ruote. Chi, armato di tanta buona volonta', ha fatto grandi sacrifici, anche economici, per seguire
un grande sogno.
Correvano i primi anni Novanta. Tempi di grandi sfide affrontate sui tracciati dei circuiti di Monza e Misano Adriatico contro rivali
del calibro di Firmino Gulmini, Giuseppe Ghezzi e Bruno Scola, solo per citarne alcuni.
Tempi in cui un pilota come Viscardo Zanella, abituato a correre con una plurifrazionata come la Honda CBR, porto' una Guzzi sul terzo
gradino del podio nonostante lo scettiscismo di molti. Un traguardo importante, raggiunto alla sua prima gara col motore Guzzi e oltretutto
con il polso ingessato dopo aver subito un incidente due settimane prima della prova (ad Assen, nella classe 250).
La special in questione era nata con un motore sottodimensionato nella cilindrata rispetto ai concorrenti: un due valvole teste tonde a
carburatori di 890 centimetri cubi a corsa lunga, che tradotto in soldoni significa piu' coppia ai bassi, ma scarso allungo.
In circuiti come Misano, un motore del genere andava benissimo, ma era svantaggiato a Monza per via degli interminabili rettilinei.
Mi spiega Silvano:"Per questo motivo il terzo posto a Monza e' stato un ottimo risultato, anche in vista del fatto che il secondo ci ha passati
sul rettilineo e i primi due gradini del podio erano occupati da due Ducati 900. Dietro di noi tutte le altre Guzzi, una gra bella soddisfazione!".
Come valore aggiunto, doppia accensione, doppia candela e accessione elettronica. Per migliorare il raffreddamento si era installato anche un
radiatore dell'olio. Gli scarichi della versione in foto erano allestiti dalla ditta piemontese Quat-D.

Il telaio era derivato da una Le Mans I, irrobustito e allargato nella parte del travone centrale. Cerchio da cinque pollici e gomma da 160.
Il tutto fu poi sottoposto alle cure dello specialista lombardo Scardino, che mise tutto in dima per ottenere un lavoro a regola d'arte.
Il motore era dunque centrato nel telaio e non sfalsato lateralmente. L'avantreno era preso in prestito da un Suzuki GSX-R. Il codone, invece, era
trapiantato da una Ducati 888 e l'ultima versione di questa special, montava le carene della Ducati 916 debitamente sagomate per fa spazio alle teste
dei cilindri e allargate per fa spazio all'ingombrante motore.
L'ammortizzatore di sterzo trasversale era come quelli che montano le Ducati piu' recenti e il serbatoio asportato da un Daytona prima serie.
Come sepre accade, le belle storie terminano in fretta. Enzo e Silvano mi spiegano infatti che per le ultime gare era pronto un motore di cilindrata
piu' corposa. In effetti, il vero collo di bottiglia di questa moto rispetto alle rivali era proprio la cilindrata ridotta del motore, che
rischiava di far soffrire complessi di inferiorita' ai piloti che la spingevano sui lunghissimi rettilinei del tracciato di Monza.
Ecco dunque l'antidoto: il rapporto finale della coppia coninca 7/33 originale venne portato a 9/34 e fu abbinato al nuovo motore da 1.105 cc a
teste quadre. Tuttavia, quest'ultima evoluzione ebbe ahime' vita breve.
"Dopo un giusto rodaggio - racconta Enzo - abbiamo portato il nuovo motore in pista, ma abbiamo grippato quasi subito, credo a causa di una
fornitura di cilindri difettosi. Cosi' si e' conclusa la nostra attivita' nelle competizioni. Peccato, perche' erano dei bei garoni ai quali
partecipavano una quarantina di moto. Ci si divertiva molto: dovevi vedere che spettacolo, le partenze e i sorpassi!".
Quanta nostalgia nelle sue parole...
Altre foto di Tecnomoto nelle corse:



(Articolo tratto da "Bicilindrica - Ottobre 2005")