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Come e perche' nasce la V7?

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All’inizio degli anni ’60 Giulio Cesare Carcano, progettista della Moto Guzzi, comincia ad abbozzare i primi disegni di un nuovo motore di grossa cilindrata, più che altro come personale esercizio tecnico che come reale esigenza produttiva; si tratta di un bicilindrico a V frontemarcia a 90°, potente, robusto e pensato per essere costruito senza costi eccessivi; purtoppo in quegli anni il mercato motociclistico è abbastanza in crisi e non c’è richiesta moto di grossa cilindrata, così il progetto viene accantonato.

Successivamente vengono fatti vari tentativi di utilizzare dei derivati di quel motore per equipaggiare una versione spinta della Fiat 500 ed un trattore a tre ruote per le truppe alpine, ma i tentativi sono destinati a non avere successo, non tanto per le qualità del motore, quanto per motivi di strategie aziendali nel caso della Fiat o di poca versatilità del mezzo sui sentieri ad alta quota per quanto riguarda il trattore.

 

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Ma la grande occasione arriva nel 1964, con il concorso della Polizia Stradale per una nuova motocicletta all’altezza dei tempi che deve essere veloce, robusta, di facile manutenzione ed assicurare una percorrenza di 100.000 km senza interventi principali sulla meccanica.

Carcano si mette subito al lavoro sul motore; dello studio originale e dei prototipi precedenti mantiene solamente l’architettura a V di 90° mentre riprogetta di sana pianta tutto il resto; questo va detto perché ancora oggi molti pensano erroneamente che il motore delle V7 derivi direttamente da quello usato per il trattore per gli alpini.

Anche la parte ciclistica è completamente nuova; il telaio a doppia culla, il forcellone anteriore telescopico, il forcellone posteriore oscillante con albero cardanico incorporato, la coppia conica, i freni a tamburo, ecc. ecc.

La moto che ne deriva è una 703 cc con cambio a 4 rapporti, 250 kg di peso, accreditata di 35 CV e di una velocità massima di 150 km/h e già nel 1965 i prototipi vengono consegnati ai collaudatori della Polizia Stradale per i cicli di test.

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Intanto il mercato sta dando segni di ripresa e la sempre maggior richiesta di motocicli di grossa cilindrata spinge la Moto Guzzi a concepire anche una versione civile, più performante, che viene presentata al motosalone di Milano nel novembre 1965; il motore è potenziato a 40 CV per una velocità massima di 165 km/h, mentre l’eliminazione degli accessori militari ha consentito la riduzione del peso a 230 kg.

L’interesse del pubblico è notevole e già nel 1966 iniziano le consegne per la Polizia e i mercati esteri, mentre nel 1967 cominciano le vendite in Italia; gli esemplari di serie differiscono esteticamente dall’esemplare del motosalone solo per alcuni particolari estetici, come la sagoma dei parafanghi, la forma della sella e la colorazione del serbatoio (rosso anziché grigio metallizzato) .

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Si può ben dire, a posteriori, che il successo che ebbero quelle V7 contribuì in maniera importantissima al rilancio della Moto Guzzi, che da quel momento entrò a pieno diritto nella ristretta cerchia mondiale di costruttori di motociclette di grossa cilindrata.

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